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Bambini: giocare senza giocattoli

Per un bambino tante cose sono “gioco”, lo puo’ essere il lavoro dei genitori come una visita alla cucina nei meandri della preparazione di un piatto di lasagne.

Per un bambino, il gioco è lo strumento principale di apprendimento della realtà che lo circonda, un momento fondamentale nella sua crescita emotiva e intellettuale.

E’ la palestra per lo sviluppo delle sue capacità intellettive, emotive, sociali, per l’espressione ed il rafforzamento della sua creatività.

Piu’ un gioco è regolato all’interno di meccanismi rigidi, maggiori saranno gli effetti sul suo rapporto con i meccanismi della disciplina, ma minori saranno le possibilità di sviluppare le capacità cognitive e creative.

Oggi, il mercato dei giochi per bambini propone offerte piuttosto limitative della creatività. I giochi hanno regole sempre piu’ rigide, quasi a voler trasmettere al bambino una mentalità adeguata alla rigidità delle regole sociali. I bambini piu’ piccoli in genere si ribellano usando i pezzi dei giocattoli per scopi diversissimi da quelli immaginati dai loro creatori e magari irritando i genitori che avevano speso un capitale per acquistare l’ultimo prodigio dell’industria del giocattolo. Poi crescendo, si adattano sempre piu’ alle regole di ogni gioco fino a maneggiare senza proteste anche i cosiddetti giochi educativi.

I nostri genitori giocavano in modo ben diverso. Con un’industria del giocattolo poco sviluppata e con un’economia molto piu’ povera, ogni gioco doveva essere inventato partendo da quello che si trovava in giro per casa o per strada. La terra, il fango, i sassi, i piccoli animaletti, l’acqua, una foglia, i rami di un albero, scatole e barattoli usati, bacinelle e pezzi di stoffa, carta e matite, elastici e cordicelle. Si costruivano i giochi piu’ impensabili partendo dal nulla: piccole capanne, castelli di cartapesta, eserciti di soldatini e barchette di carta, yo-yo e le piu’ disparate misture.

L’elemento principale del gioco erano la fantasia e l’interazione sociale. Si spendeva meno, e forse ci si divertiva di piu’, a tutto vantaggio di creatività e capacità d’improvvisazione.

(10 Aprile 2011)

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