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Eutanasia Infantile… Forse è ora di parlarne

images2.jpgAssistere alla morte per cancro del proprio figlio è certamente una delle circostanze più dolorose in cui si possa trovare un essere umano.

Ma se il fine vita in anziani e malati terminali adulti è stato al centro dell’attenzione dei media e della politica negli ultimi anni, quello del fine vita nei piccolissimi è spesso oggetto di tabù.

Una nuova indagine mostra che un genitore su otto in quella situazione ha seriamente preso in considerazione la possibilità di accelerare il processo di morte per risparmiare al figlio ulteriori sofferenze. I ricercatori del Dana-Faber Cancer Institute di Boston hanno intervistato 141 genitori di bambini deceduti per tumore. Il 13% ha detto di aver preso in considerazione di chiedere ai medici di porre fine alle sofferenze dei figli, e il 9% ha fatto la richiesta ai sanitari. Il 4% ha chiesto ai medici di somministrare farmaci per togliere la vita ai figli. Tre coppie di genitori hanno ammesso di aver accelerato la morte dei figli con la somministrazione di morfina.

Secondo l’indagine, le azioni dei genitori sono sempre motivate dalla volontà di eliminare la sofferenza nei figli comunque destinati a morire a breve. Di tutti i genitori intervistati, circa la metà ha detto che avrebbe pensato alla possibilità di aiutare il figlio a morire in caso di dolore incontrollabile. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine.

Ma cosa prevedono allo stato attuale le legislazioni dei paesi occidentali su questo tema assolutamente scottante?

Innanzitutto una precisazione terminologica: con eutanasia infantile ci si riferisce all’eutanasia di bambini di età inferiore ai dodici anni, in particolar modo neonati.

Tale pratica è attualmente illegale in qualsiasi Stato del mondo, ovvero legalmente corrisponderebbe al reato di infanticidio benché lo Stato olandese ha recentemente affermato che perseguire il medico che avesse compiuto un tale atto è discrezione del magistrato.

Ma c’è di più, proprio in Olanda qualche anno fa (era il 2002) è sorto un dibattito attorno alla questione se sia legittimo determinare la morte di neonati che si trovano in determinate condizioni. Se un bambino è malato incurabile afflitto da sofferenze atroci, se non sopporta più la tortura del cancro e non ce la fa più a vivere, i genitori potranno chiedere ai medici di ucciderlo per liberarlo dal dolore. E nel rispetto di condizioni severe i medici potranno praticare questa eutanasia infantile.

E la svolta nella legislazione e nell’etica medica viene ancora una volta dall’Olanda, il primo paese dove la “dolce morte” è divenuta esplicitamente legale. La notizia lacera le coscienze del mondo. Secondo la giustizia batava, che ha autorizzato l´eutanasia dei bimbi in una clinica universitaria, è solo un gesto umanitario disperato davanti a terribili casi-limite.

L´accordo sulla dolce morte per i bambini senza speranza è stato concluso, dopo più di un anno di trattative, tra le autorità giudiziarie olandesi e la clinica universitaria della ricca città settentrionale di Groningen. Il protocollo, spiega il dottor Eduard Verhagen, direttore della clinica, stabilisce con estremo rigore, passo dopo passo, quali procedure i medici debbono adottare per affrontare il dramma dei bimbi martoriati dal dolore. «È un accordo concluso in base alla legislazione esistente», spiega Verhagen. Nell´aprile 2002, il Parlamento olandese fu il primo al mondo a varare una legge che autorizzata l´eutanasia per i malati incurabili dai 12 anni in su in caso di sofferenze intollerabili. Fino ai 16 anni di età del malato, il consenso dei genitori è indispensabile.

Il protocollo di Groningen introduce una svolta radicale in quella che già è la più permissiva e discussa legislazione al mondo sull´aiuto medico a morire agli infermi che ne fanno richiesta «esplicita, ragionata e ripetuta». L´intesa stabilisce che l´eutanasia può essere praticata sui bambini anche al di sotto dei 12 anni, e persino sui neonati. Ovviamente, neonati e bimbi piccolissimi non sono in grado di chiedere di essere soppressi. E la legge olandese in questo senso non consente ai genitori di sostituirsi alla volontà del piccolo sventurato. Un ruolo cruciale è dunque affidato ai medici: rischiano di vedersi investiti delle scelte decisive. Uno dei punti fondamentali del protocollo di Groningen è che, oltre al parere favorevole di tre esperti come richiesto in generale dalla legge sull´eutanasia, la soppressione di un bimbo sotto i 12 anni straziato dalle sofferenze abbia anche il nulla osta di un medico indipendente.

È un disperato gesto umanitario o una strage degli innocenti? In realtà, ha spiegato ieri sera il dottor Verhagen, già adesso l´eutanasia olandese è applicata anche ai bimbi. Ogni anno la dolce morte «libera dai dolori» circa ottocento bambini olandesi. Di questi, continua Verhagen, «almeno una ventina hanno un´esistenza è talmente terribile, insopportabile, disperata da far preferire la morte».

In Olanda un medico che toglierà la vita a un bimbo per liberarlo dal dolore saprà di agire sempre a rischio. Attualmente la magistratura batava ha sei mesi di tempo per esaminare ogni caso di eutanasia e decidere se procedere o no contro i medici. Il protocollo di Groningen dimezza i tempi, da sei a tre mesi. «Ma i medici non saranno mai garantiti dal rischio di un processo», dice Verhagen. Resta anche da vedere se l´Olanda diverrà meta di un triste turismo a caccia della dolce morte per bimbi incurabili.

(28 Aprile 2010)

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