Omogeneizzati nell’occhio del ciclone

images.jpeg“…un campo nel quale mai si immaginerebbe che si potessero combattere scontri violenti, il mondo tenero della pappa dei bambini…”

Così apre l’articolo di Repubblica.it sulla incredibile guerra giudiziaria intorno ai controversi (!) contenuti degli omogeneizzati Mellin, scoperti e denunciati dalla concorrente Plasmon.

La Plasmon ha vinto la battaglia dimostrando, dopo approfondite ricerche dei Nas, che la Mellin produceva omogeneizzati a base di prosciutto cotto non stagionato, a discapito della normativa vigente.

Un fatto grave che ripropone inquietanti interrogativi su come e cosa fate mangiare ai vostri figli, fin dalla tenera età.

Di seguito tratto dal quotidiano online riportiamo l’intero articolo.

Vi suggeriamo comunque di prendere informazioni presso il Nostro Asilo Nido. Il nostro responsabile dell’alimentazione Raffaele risponderà volentieri a tutti i vostri dubbi e vi indicherà come orientare la dieta dei vostri piccoli all’alimentazione biologica, con prodotti di facile reperibilità e a costi assolutamente in linea con quelli di produttori più blasonati (ma a quanto appare molto meno sicuri e trasparenti nei contenuti).

MILANO – La Plasmon ha vinto la guerra del prosciutto cotto. Una battaglia giudiziaria giocata su un campo nel quale mai si immaginerebbe che si potessero combattere scontri violenti, il mondo tenero della pappa dei bambini. A soccombere è la concorrente Mellin, rea di aver venduto i suoi omogeneizzati al prosciutto senza dire che in realtà il prosciutto non c’era. O meglio: l’alimento era a base di “coscia di maiale non stagionata”. Tutta un’altra cosa, tutto un altro (e meno costoso) procedimento di lavorazione.

L’equivoco era stato segnalato in un esposto inviato dai dirigenti italiani della Plasmon che, dopo aver investito milioni di euro in nuovi impianti per produrre il prosciutto da miscelare nell’omogeneizzato, più di un anno fa hanno inviato in tutte le procure italiane un esposto per segnalare l’equivoco. A Milano la procura ha aperto un’inchiesta, affidata al pubblico ministero Giulio Benedetti e al procuratore aggiunto Nicola Cerrato.

images-1.jpegI magistrati poi hanno chiesto lumi ai ministeri della Salute e dello Sviluppo e, successivamente, al Garante della concorrenza. Ed ecco il verdetto: “Il messaggio pubblicitario – scrive Antonio Catricalà – costituisce pubblicità ingannevole”. Vietata l’ulteriore diffusione, Catricalà ha disposto una sanzione amministrativa di undicimila euro (poco danno per una multinazionale) e ha dato tre mesi di tempo per adeguarsi. Ora la Mellin dovrà modificare le confezioni scrivendo “coscia di maiale stagionata” in modo da renderla “ben visibile e dunque percepibile dai destinatari”. Se non lo faranno andranno incontro a sanzioni amministrative fino a 150mila euro e, in caso di inottemperanza, rischieranno anche la sospensione per un mese dell’attività d’impresa.

Ora i carabinieri del Nas, il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, dovranno accertarsi che la società si sia adeguata alle nuove prescrizioni. Ma nel frattempo, anche la Plasmon ha subito le sue perdite, nella guerra degli omogeneizzati che aveva ingaggiato: indagando, i militari hanno scoperto che anche la Nipiol, che fa parte dello stesso gruppo alimentare, vendeva confezioni che spacciavano per prosciutto, cotto o crudo, la solita carne di maiale. “È vero – ammette un dirigente della Plasmon Italia – ma erano pochi fondi di magazzino prodotti prima del 2006, quando è stato approvato un decreto che ha definito in modo univoco il prosciutto”. Ma anche dopo quel decreto, l’interpretazione non è stata così scontata. Tanto che anche la Mellin, per difendersi, ha dovuto inviare alla procura e al Garante della concorrenza una memoria nella quale si affermava che la denominazione “prosciutto” era quella comunemente usata per la carne di maiale non stagionata. Ma l’ambiguità era già in un’autorizzazione rilasciata nel 1980 dal ministero della Sanità per l’autorizzazione e la commercializzazione del prodotto, nella quale “pur concordando con la legittimità della denominazione”, si rilevò che “la stessa avrebbe potuto essere male interpretata dagli acquirenti abituali”.

(25 Aprile 2008)

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