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Pedofilia su Facebook & Co. “In rete migliaia di orchi”

images-31.jpgIlTempo denuncia il “gruppo degli orrori” nella community. Ieri chiusi altri due siti. Di Noto: in un anno più di 600 segnalazioni.

Il quotidiano romano ha denunciato ieri la presenza su Facebook, il popolare social network, di due gruppi formati da centinaia di utenti contenenti materiale pedopornografico e finalizzati ad attirare adoscelenti. Le pagine sono state subito rimosse.

Nello stesso giorno, grazie a una segnalazione dell’associazione Meter, da anni sulle barricate nell’aiuto ai bambini vittime di abusi, sono stati chiusi dalla Polizia postale di Catania due gruppi pedofili con più di 400 iscritti presenti in due comunità virtuali. Fortunato Di Noto, presidente di Meter, è il pioniere della lotta alla pedofilia informatica in Italia.

C’è un problema serio di pedofilia nei socialnetwork?
«Sì, la diffusione è preoccupante e i numeri sono impressionanti. Solo nell’ultimo anno e nelle comunità più frequentate abbiamo segnalato almeno 600 gruppi. È impossibile dare una stima precisa, ma è sufficiente pensare che un’inchiesta conclusa il 3 settembre ha fatto emergere le responsabilità di 18.181 utenti, tra cui molti italiani. La cosa impressionante è che i gruppi sotto accuseranno solo cento, e contenevano 25mila foto e 1600 video. Inoltre alla Commissione per l’Infanzia abbiamo segnalato 8.800 siti».

Allora i social network forniscono più strumenti ai pedofili.
«Sì, ma anche alle forze dell’ordine. Sono abbastanza facili da monitorare, e necessitano di un profilo. Chi investiga può individuare i responsabili, i quali manifestano una chiara volontà di adesione. Non si può dire “mi ci sono imbattuto”. E poi c’è la comunità degli utenti “normali”, attentissimi nel segnalare pagine sospette».

Chi va nei siti pedofili è anche responsabile diretto di violenze?
«Nel 10% dei casi è accertato. Il fenomeno non è solo virtuale. E le ultime tendenze sono sconcertanti. Vengono messi in rete video di abusi di adolescenti ai danni di bambini. Ma dietro ci sono sempre gli adulti».

Sono sufficienti le denuncie, come quella de Il Tempo o delle associazioni come Meter?
«No, è necessario coordinare il lavoro di comunità, istituzioni e scuole, anche con una corretta educazione sessuale. È un problema culturale, va sconfitto creando una coscienza. Si parla molto spesso di maltrattamenti agli animali, problema molto grave e sentito, ma c’è una certa resistenza a parlare degli abusi subiti dai bambini. Bisogna fare di più».

intervista tratta da il Tempo online

(27 Settembre 2009)

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