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Pet Therapy, finalmente i giusti riconoscimenti

Se fino a qualche anno fa, delle parole «pet therapy» non si conosceva neanche il significato, oggi in svariate realtà, la terapia con gli animali è fondamentale.

E i benefici che ne traggono, ad esempio i bambini e gli anziani, sono davvero sorprendenti.

Ma non va sottovalutato un altro aspetto, più «animalesco» : quello relativo ai cani impiegati in queste attività, curative a tutti gli effetti. Sempre più proprietari di Fido, infatti, capiscono quanto sia importante la pet therapy per un malato, e sempre più numerosi contattano le scuole in grado di dare la giusta formazione al loro amico a quattro zampe. Scuole che a Roma abbondano: basta digitare le parole «pet therapy Roma» su un qualsiasi motore di ricerca in internet per trovarsi davanti una lista infinita di professionisti che vi si dedicano.

«Ma -avverte Federico Coccia, veterinario e vice presidente del Bioparco -è importante distinguere tra quelle professionali e quelle improvvisate. La pet therapy è una scienza, una tecnica, un lavoro d’equipe tra cane e conduttore, ma anche tra uno psicologo per il paziente e un veterinario.  È un momento  di relazione del bambino con il cane, ma anche del cane con il bambino. E per imparare questo ci vogliono anni d’esperienza. Chi si improvvisa rischia di fare solo dei danni» .

Così, a spiegare procedure e metodi della pet therapy, con un occhio di riguardo al punto di vista del cane, è Sabrina Gasparri dell’Anucss (l’Associazione nazionale utilizzo del cane per scopi sociali-onlus, che ha fornito anche le foto di questa pagina), che per anni, tra le altre cose, ha gestito la terapia con animali all’ospedale Grassi di Ostia. Un progetto purtroppo interrotto quest’anno per mancanza di fondi.

Primo fattore, importantissimo, la scelta del cane. «Intanto bisogna selezionare l’animale più adatto. Ci sono delle razze, come i Retriever, gli Spaniel, i Setter, facilmente addestrabili, attenti e pazienti -spiega -. E poi fondamentali sono anche altre qualità come la socievolezza spontanea, la tolleranza alle manipolazioni, la prevedibilità, l’affidabilità e l’adattabilità» . Esclusi, causa troppa esuberanza, tutti i cuccioli fino a un anno d’età. «È ovvio, è ben accetto un addestramento di base, ovvero più cose il cane sa fare, meglio è» . Per il resto imparerà in poco tempo. «Per lui sarà tutto un gioco, una cosa insomma che gli viene spontanea. Come ad esempio succede con la palla» . E ad incentivarlo ci saranno  sempre i golosi premietti. «Che non li abbandonano mai, neanche durante le sedute» . Ognuna delle quali dura una mezz’oretta. «E ogni cane non ne fa più di una al giorno e viene scelto a seconda delle caratteristiche e dell’obiettivo da raggiungere durante la terapia -conclude Sabrina -: se lo scopo è la socializzazione, ovviamente ne verrà scelto uno molto vivace, se si tratta invece di lavorare con un ragazzo affetto da autismo sarà il turno di uno molto tranquillo, oppure quando si va da persone anziane la scelta ricadrà su quelli di piccola taglia, perché possono essere tranquillamente presi in braccio» .

(9 Giugno 2011)

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