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Un figlio a quarant’anni. Così le Inglesi lo fanno tardi

images-1.jpgLa maternità comincia a quarant’anni. Sempre più donne aspettano di entrare negli “anta” per avere figli.

La mamma del Duemila ritarda il momento della gravidanza: nella maggior parte dei casi attende di avere completato gli studi e trovato un lavoro. Ma una considerevole percentuale aspetta ancora più a lungo, fino a quella che una volta veniva chiamata la “mezza età”, e anche più oltre.

Lo rivela un rapporto dell’Ufficio Nazionale Statistiche britannico, dal quale risulta che nel 2009 un totale di 29.976 donne, in Inghilterra e Galles, hanno partorito a 40 anni e più: la quantità più alta mai registrata nel Regno Unito. Trentamila “forty-something” diventate mamme lo scorso anno: il doppio rispetto al 1999, tre volte di più rispetto al 1989. E una ricerca condotta in Italia produce risultati analoghi: nel nostro Paese 12 mila donne dai 40 anni in su sono diventate madri nel 1995, nel 2008 le italiane che hanno dato alla luce bambini a quarant’anni e passa sono salite a più di 32 mila. In Italia, dove il fenomeno è da sempre più marcato, oggi il 5,7 per cento delle donne che diventano mamme hanno superato la soglia dei quaranta. In Gran Bretagna la percentuale è leggermente inferiore. Ma la tendenza è netta, e universale, nella maggior parte dei Paesi occidentali.

Tre le motivazioni principali del fenomeno, secondo gli specialisti britannici che hanno commentato i nuovi dati dell’Ufficio Statistiche. La prima ragione, la più evidente, è che le donne aspettano di avere fatto carriera, di avere non solo cominciato a lavorare ma raggiunto una posizione solida e soddisfacente, prima di decidere di mettere su famiglia e affrontare la maternità. In questa scelta di ritardare il “lieto evento” c’è anche l’evidente consapevolezza di poter poi fare bene entrambe le cose, la madre e la donna in carriera, avendo spesso anche migliori condizioni economiche che permettono di fornirsi dell’aiuto necessario. Una migliore alimentazione e una vita più attiva, poi, fanno sì che oggi una donna di quarant’anni possa avere uno stato di salute e una condizione fisica decisamente migliori rispetto alle generazioni precedenti.
La seconda ragione del ritardo dipende dai maschi: gli uomini, infatti, sono sempre più riluttanti a formare una famiglia. Anche loro preferiscono aspettare, o perché non sono convinti di volere diventare padri e mariti, o perché anch’essi vogliono dedicarsi prima al lavoro e alla carriera. Insomma, anche i maschi preferiscono sposarsi più tardi e, senza di loro, la famiglia non si può fare. La terza motivazione è strettamente legata alla seconda: sia donne che uomini d’oggi, dicono gli psicologi, vivono una “adolescenza prolungata” che si spinge fino ai trent’anni e oltre, talvolta fino a lambire i quarant’anni, appunto. Adolescenza intesa non come immaturità, ma come desiderio di scoperta, di avventura, di evasione, di conoscenza, di tutto ciò che, per chi ha deciso di avere figli, diventa più complicato.

Ma le autorità sanitarie del Regno Unito ammoniscono: la tendenza ad alzare l’età della maternità va presa con cautela. “Il crescente numero di donne che affrontano una gravidanza dopo i 40 anni può incoraggiare a pensare che non ci siano limiti di età e che non ci siano rischi”, dice il dottor Tony Rutheford, presidente della British Fertility Society. “È l’effetto Cherie Blair. Dopo che la first lady rimase incinta a 45 anni, sono venute da me tante donne a dirmi ‘posso farlo anch’io’. Ma non è sempre così”.

(6 Giugno 2010)

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