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Videogame e cibi biologici. Ecco cosa compriamo ai figli

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Amano le Griffe – abiti, scarpe, zaini – e tutto ciò che fa tecnologia, laptop, iPod o consolle, guardano la televisione e chattano su Facebook, Msn o Skype, ascoltano musica e vanno spesso al cinema.

Mandano tanti sms. I giovanissimi italiani sono simili, da nord a sud. Certo, molto dipende dal livello economico familiare: non tutti possono frequentare corsi di inglese, calcetto o basket, o studiare musica. Sono diversi – però – per l’atteggiamento nei confronti dell’alimentazione: al Sud, dove non a caso le statistiche sull’obesità dei bambini sono allarmanti, si privilegia la quantità. E – sul fronte opposto – molte mamme si affidano al biologico.

Sono solo alcuni dei dati della ricerca “Kids & Co.”, realizzata dalla Doxa per Coop. Un panorama sull’universo dei baby tra 3 e 4 anni (intervistando ovviamente i genitori) e degli junior 5-13, sentiti invece direttamente. Gusti musicali, televisivi, dotazioni tecnologiche della propria camera, attività extra scolastiche. E, soprattutto, le “marche”, quelle dei compagni di classe, che fanno moda. Felpe con cappuccio, jeans, piccoli gioielli, zainetti e scarpe da ginnastica di ogni colore: l’importante è solo il marchio.

Guardano la televisione praticamente tutti, a tutte le età, e il 54 per cento dei più piccoli dichiara addirittura che non potrebbe rinunciarci mai. Poi ci sono i videogiochi: li usa il 61 per cento del totale, ma è il 75 tra 10 e 13 anni. Il Nintendo nelle sue varie versioni batte la Playstation, portatile compresa, 34 a 32. Pochissimi i fedeli della Xbox.

Videogiochi a parte, il 40 per cento dei bambini da 8 a 13 anni pratica uno sport, il 30 per cento non svolge nessun tipo di attività, percentuale che sale al 50 tra 5 e 7 anni. Solo una questione di soldi? “Non c’entra tanto la forza economica della famiglia – premette Paola Scalari, psicologa e autrice di molti libri dedicati al rapporto con i figli – quanto la preoccupazione per la crescita dei propri bambini. La cura quotidiana è un elemento culturale e non economico: ci sono famiglie certamente non ricche che considerano un investimento mandare i figli in palestra o alla gita scolastica. Famiglie che, con difficoltà, ritagliano nel proprio budget lo spazio per un’attività artistica o una mini-vacanza culturale insegnando anche ai figli il valore dei piccoli sacrifici. E poi c’è l’investimento di tempo da parte dei genitori, il più importante per sostenere e motivare i figli, sorreggendoli nelle difficoltà. Famiglie che insegnano ai figli che è importante la cultura, e non il bene di consumo”.

Prendersi cura vuol dire anche pensare all’alimentazione. Per i più piccoli non c’è storia, sono le mamme a decidere. E le mamme mettono al primo posto qualità e dieta sana, con frutta e verdura, pochi grassi e zuccheri, prodotti senza conservanti. Il 15 per cento delle mamme dei piccoli compra alimenti biologici, quasi tutte controllano le calorie, anche perché i prodotti consumati dai bambini spesso ne hanno molte. Per questo Coop ha deciso di mettere un bollino in etichetta per consigliarne il consumo moderato.

(24 Febbraio 2011)

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