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Asili nido a Roma, quasi ottomila bambini restano fuori

Saranno anche quest’anno oltre ottomila i bambini da zero a tre anni in lista d’attesa per un posto negli asili comunali.

A settembre, nelle 457 strutture dedicate alla prima infanzia (tra nidi comunali, convenzionati e spazi Be.Bi) verranno accolte soltanto il 55% delle domande provenienti dalle famiglie: su 18.645 richieste presentate, ne sono state soddisfatte soltanto 10.291. Ma l’assessore comunale alla Scuola Laura Marsilio replica: «Da quando mi sono insediata abbiamo creato altri quattromila posti in più. A settembre apriranno quattro nidi pubblici e assumeremo le prime 50 vincitrici del concorso, le altre le prenderemo entro il 2012, come previsto dalla pianta organica».

Il nuovo piano di ampliamento di offerta dei servizi educativi del Campidoglio, che ha appena ultimato la ristrutturazione di sei asili in diverse zone della città, si sta orientando, compatibilmente con le risorse di cui può disporre attualmente in bilancio, «a sperimentare, al pari di quanto fatto da altre realtà locali, formule organizzative diverse dalla gestione diretta dei nuovi servizi», come si legge nella delibera di giunta del 3 agosto scorso. Una decisione presa «in sordina» – insorgono i sindacati – «che apre la strada all’esternalizzazione dei servizi». Il Comune ha infatti indetto un bando per la gestione dei sei nuovi nidi (via di Val Cannuta, via SS. Audiface e Abacuc, via Flora, via Trafusa, Largo Camboni e via dei Colli Portuensi) al fine di «coniugare gli attesi livelli di qualità con quelli di costo sostenibile dei servizi» individuando «organismi privati del settore» con cui attivare «rapporti di collaborazione, cooperazione o partnership». Il passaggio successivo per il contenimento della spesa, totalmente contestato dalla Fp Cgil è quello che indica un tetto massimo di 500 euro mensili a bambino. «Si tratta di una singolare sperimentazione di “ribasso preventivo” – spiega Fabio Moscovini, segretario generale Fp Cgil Roma Sud – ma è l’ennesimo tentativo del Campidoglio di assegnare al mercato e ai privati la gestione del welfare locale.

I sei nidi sono già pronti e 92 operatrici vincitrici di concorso pubblico attendono da 5 anni di essere assunte dal comune». Giusy Castra, 25 anni, è tra loro: «lo scorso anno sono state assunte 60 colleghe ma noi siamo rimaste a casa e non rientriamo in nessuna graduatoria municipale, a parte chi era già precaria prima del concorso. Si parla tanto di meritocrazia ma noi siamo a spasso nonostante le prove vinte. Pensavamo che l’avvio dei nuovi nidi avrebbe sbloccato la situazione, invece un’altra delusione…».

Dal primo settembre potrebbe suonare la campanella per 469 degli oltre 8mila bambini in lista d’attesa ma la gara farà probabilmente slittare l’apertura delle nuove strutture. Le accuse della Cgil mirano anche alla qualità del servizio che potrebbe essere offerto ai più piccoli. «Secondo un recente rapporto del Cnel, la spesa minima per bambino oscilla trai 4 e i 6 euro l’ora, cioè 880 euro/mese a posto – prosegue Moscovini – e d’altra parte lo stesso Comune nel 2007 ha deliberato che per i nidi in convenzione l’importo medio mese corrisposto per bambino è di 759 euro.

Tenendo conto anche dell’uso gratuito dell’immobile, come è possibile che i vincitori della gara indetta dal Campidoglio possano offrire un servizio sotto i 500 euro?». Per il sindacato «o la gara andrà deserta perché non esistono margini di profitto, anzi è una impresa solo a perdere, o chi vincerà sarà costretto a tagliare da qualche parte: sul personale e sulla qualità del servizio. E come al solito saranno le famiglie e i bambini a pagare per queste scelte sbagliate. Siamo pronti a dare battaglia per il ritiro della delibera, l’immediata apertura delle nuove strutture e l’assunzione delle 92 educatrici».

(31 Agosto 2010)

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