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Esperti: mai lasciare soli i bambini, massima attenzione vicino all’acqua

images3.jpgIn Francia dove le case con la piscina sono molto frequenti esiste per legge l’obbligo di avere una recinzione intorno alla piscina che protegga proprio dal libero accesso dei più piccoli alla struttura.

Il tragico caso di Genzano purtroppo non è isolato: il 20 giugno nei dintorni di Cremona una analoga tragedia era accaduta ad un bimbo di 23 mesi, figlio di genitori stranieri che vivono in Italia. Ma periodicamente le piccole piscinette, utilizzate più per giocare che per nuotare, diventano un pericolo per i più piccoli che, magari a causa di un malore o di un trauma seguito ad una caduta, muoiono affogati in meno di mezzo metro di acqua. Il più delle volte dopo essere sfuggiti al controllo dei più grandi.

È il caso di un altro bimbo di due anni, morto nella piscina gonfiabile di un asilo a Catania nel luglio 2007. Stessa età e stesso incidente sempre nel 2007, ad agosto a Borgo d’Ale (Vercelli), per una piscina gonfiabile, questa volta installata nel giardino della casa dei genitori del piccolo. Tragedie che si sono registrati altre volte come nel 2003 in una località turistica vicino a Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, e nel 2002 a Caserta.

Bagnini ed esperti nuotatori consigliano di non allentare mai l’attenzione quando i bambini sono nelle vicinanze di una piscina, anche di una piccola e gonfiabile: «I bambini vanno controllati a vista se stanno vicino o dentro alle piscine, grandi e piccole che siano perchè, come i fatti di cronaca dimostrano, ci vuole un attimo per trasformare un gioco in tragedia», dice Beatrice Callori di Vignale, spiegando che al centro sportivo romano dove lavora, l’attenzione degli operatori è particolare per i bambini che stanno in zona acqua.

«Le cause di morte in piscina sono molteplici, dalla congestione al tuffo mal fatto, alla caduta e conseguente panico, addirittura al gioco tra bambini. L’unico sistema per evitare queste tragedie che purtroppo si ripetono, e non solo durante l’estate, è il controllo attento e costante. Nel nostro centro – ha aggiunto – mettiamo in piscina i bambini dai tre mesi: insegniamo loro ad andare in acqua, anche sott’acqua in apnea e a nuotare come ranocchiette ma soprattutto a non avere paura e quindi a non lasciarsi prendere dal panico. I piccoli sono in acqua seguiti dai loro genitori e da un istruttore». «Nei centri estivi, con bambini dai 3 ai 14 anni, oltre al bagnino serve il controllo degli istruttori fuori e dentro l’acqua. Un controllo – conclude Callori – che deve essere particolarmente attento».

(19 Luglio 2009)

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