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L’aceto buono per il Pap-Test

L’aceto. Ci credereste che è diventato uno strumento prezioso per salvare la vita delle donne nei Paesi più poveri? Per noi donne del mondo ricco è oramai un appuntamento di routine: si va dal ginecologo, e il pap test ci protegge dal cancro al collo dell’utero. Uno dei grandi successi della medicina ha trasformato un cancro che una volta mieteva vittime a centinaia di migliaia in una malattia largamente evitabile. Ma la realtà è diversa nel mondo povero, nei Paesi dove le donne vivono lontano da ospedali e dove i mezzi di trasporto siano scarsi. Se oggi il cancro della cervice uccide ancora, nell’85 per cento dei casi lo fa proprio là: dove il pap test non è arrivato e dove non ci sono le strutture per praticarlo.

Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una delle agenzie più attive e di successo fra tutte le ”figlie” delle Nazioni Unite, sta generando una piccola silenziosa rivoluzione proprio grazie al vecchio e familiare aceto, un ingrediente presente nelle cucine di tutto il mondo, di cui ben pochi però immaginano la funzione ”salvavita”.

Sulla base di uno studio della Johns Hopkins School of Medicine, di Baltimora, l’Oms ha adottato e ha lanciato in molti Paesi dell’Africa e dell’Asia, una nuova procedura: invece che sottoporre le donne al Pap test, che richiede che un medico raschi delle cellule dal collo dell’utero, le strisci su un vetrino le sottoponga a esame citologico, ci si limita a applicare dell’acido acetico sulla cervice. Eventuali cellule tumorali reagiscono diventando bianche. Se il test è positivo, si ricorre immediatamente, sul posto, alla crioterapia, o meglio la congelazione, che aiuta la donna a liberarsi delle cellule anomali.

Tutta questa procedura è facile, e può essere eseguita ovunque, da una semplice infermiera che abbia ricevuto il necessario training. Certo, non ha la precisione nè la sicurezza asettica di un Pap test, e la cura può funzionare solo se le cellule anomale sono colte all’inizio, non quando il cancro abbia messo radici. Ma all’Organizzazione Mondiale della Sanità spiegano che talvolta volere il meglio vuol dire non avere nulla: per migliaia e migliaia di donne in India e in Tailandia, e in numerosi Paesi africani, l’aceto è significato la differenza fra fermare un cancro sul nascere e non sapere neanche di averlo, e rischiare la vita.

Tante di queste piccole rivoluzioni mediche ”povere” stanno avvenendo lontano dai riflettori dei media, e spesso passano quasi inosservate. In questi giorni, alle Nazioni Unite, si è tenuto un grande convegno mondiale sulle malattie non contagiose (cancro, malattie cardiache, diabete ecc) che sono responsabili ogni anno della morte di 9 milioni di persone di età inferiore ai 60 anni. L’Oms lavora oramai da anni alla ricerca di soluzioni economiche e semplici per aiutare i Paesi dove la medicina non è avanzata e la gente non ha grandi disponibilità economiche. Con la procedura aceto-crioterapia nella sola Tailandia si calcola che dal 2001 siano state salvate dalla morte almeno 6 mila donne. Simili successi secondo i calcoli dell’Oms sono stati ottenuti in 38 Paesi che hanno adottato semplici provvedimenti per prevenire le malattie cardiache: campagne antifumo, riduzione del sale nei cibi, progressivo passaggio dall’utilizzo di grasso vegetale parzialmente idrogenato ai grassi polinsaturi.

L’Oms chiede e riceve aiuto e suggerimenti da ricercatori, organizzazioni di beneficenza, governi, università, aziende private. Un medico di Toronto ha scoperto il modo di ridurre le vitamine in una polverina che si può spoverare sulle pappe dei neonati, contribuendo così a rimpinguare per pochi centesimi l’alimentazione spesso insufficiente dei bambini nei Paesi poveri. Una squadra di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha inventato un pannello solare che usato come tetto dei gabinetti più primitivi ”bolle” i batteri e protegge dall’inquinamento le falde acquifere. Una ditta svizzera ha creato un economicissimo minidepuratore d’acqua in grado di depurare abbastanza liquido per dar da bere in modo sano a un individuo per un anno intero. Un fisico di Oxford ha disegnato una lente da distribuire al miliardo di poveri che nel mondo non possono permettersi un paio di occhiali: la persona può mettere a fuoco da sè la lente, ottenendo un grado di chiarezza non pari a quello di un paio di lenti misurate da un oculista ma comunque sufficiente per la vita di tutti i giorni.

Tante piccole belle rivoluzioni pacifiche e umanitarie. Esistono anche queste. Peccato che non siano abbastanza glamorous da guadagarsi le prime pagine, le copertine, gli inviati speciali, e finiscano per rimanere quasi sempre ignorate dai più.

(5 Ottobre 2011)

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